News8 gennaio 2012

Effettoluce – Che accende l’anima


Corriere Adriatico – Lucilla Niccolini – 8 gennaio 2012

Nell’imbrunire si accende una casa di luce, come in un quadro di Magritte. Ed è subito piccolo faro nel buio. Lungo la statale Adriatica, a un incrocio per Castelfidardo, l’effetto è di vitalità. Effetto della luce: e appunto, siamo nel raggio di Effettoluce. Un essicatoio dei tabacchi degli inizi del Novecento, spento dal tempo e dall’abbandono, nel 2004 tornò in vita, grazie alla luce che all’improvviso si accese dalle cento finestre. Fu subito chiaro che non era solo uno showroom di lampadari e piantane e applique: che quella luce che proveniva dalle finestre senza persiane né serrande aveva una sua ragion d’essere, una sua energia che non dipendeva solo dalle lampadine avvitate nei portalampade. Che nasceva da dentro. Da un’idea. E quell’idea adesso illumina musei e negozi, strade e giardini, ambienti e gallerie. Quell’idea è la sostanza stessa della luce: quella che accende l’anima e la passione, la passione di Vanni Elisei che da interior designer ha capito molto presto, nell’85, che non c’è bellezza in un ambiente, in un’immagine, in un oggetto, se non a colpirli non c’è la luce giusta. Tutti sanno che è la luce a generare i colori all’occhio umano, ma con i colori sono anche le ombre a dare risalto alle forme, le ombre proiettate dalla luce che sottrae la bellezza al buio e la restituisce allo sguardo. Si chiama illuminotecnica, ma si pronuncia arte di dare la luce. Quando infatti il Sole cala e sulla Terra scende il buio, non basta accendere una lampadina, o una fiammella di accendino. Quel valore aggiunto che a ogni cosa dà il Sole, splendido o appannato a seconda delle stagioni e delle latitudini, occorre che la luce artificiale sappia riprodurlo di notte, nei luoghi chiusi, dove c’è qualcosa di molto bello da guardare, nell’ambiente dove si cerca la felicità, il rifugio, il conforto; dove amare e dove leggere, ascoltare, dove studiare e chiacchierare. Aver capito che la luce dà un senso, una sfumatura diversa anche alla nostra vita, è il segreto di Vanni, che nel suo loft coronato da una grande sala a capriate scoperte ha allestito la fabbrica della luce, e dove due laboratori dimostrano quello che può fare la luce quando è interpretata, come sul palcoscenico, come in una cattedrale, nella sua migliore essenza. Ci vogliono studi, sperimentazioni, prove su prove, intelligenza. La luce dell’intelligenza sa costruire, assieme alla tecnologia – fibre ottiche e led, e qualunque altra “diavoleria” del genere – il perfetto rapporto tra un oggetto e chi lo guarda, tra un ambiente e chi lo abita. Per questo ricorre a lui gente come Diego Della Valle, già dal suo primo negozio di via della Spiga a Milano, e poi altri intraprendenti incontentabili, che per gli oggetti che creano pretendono sempre la giusta luce, fino ad arrivare, l’anno scorso, a Giorgio Armani. Chiedono un’idea di luce a Vanni che, con i soci Stefano Virgili e Andrea Nibaldi, consegna il problema al suo staff. Diciotto persone: cinque sono laureati, ma tutti quanti hanno imparato sul campo a lavorare con la luce e sulla luce, hanno escogitato i segreti che s’illuminano a poco a poco, per riprodurre la miglior copia possibile della luce naturale del Sole. Così che, come fa la Luna che rischiara perché riflette di lontano il Sole, splendono anche gli oggetti riflettendo le fonti di luce studiate dai maghi di Effettoluce. E allora prendono a vivere di vita propria. Succede alla Galleria dei Gioielli del Louvre, uno dei risultati più esaltanti dell’Effettoluce, alla moderna Biblioteca di Alessandria, al Museo Egizio e agli Uffizi Pisani (per dirne solo qualcuno). E un sistema di illuminazione del Museo Omero che aiuti gli ipovedenti a percepire il bello è già pronta per essere installata nella nuova sede della Mole Vanvitelliana di Ancona: una collaborazione, quella con il Museo Omero – solo un apparente ossimoro, se è dedicato a chi non vede – che dura nel tempo, e nell’affetto. Una premura, quella di Elisei, che è la stessa che profonde, inaspettatamente, quando si mette a parlare del nostro sistema produttivo regionale: “Noi industriali marchigiani siamo i più piccoli: per competere dobbiamo allearci. Separati, si perde. L’eccellenza che vantiamo non può farcela, se non siamo insieme, se non collaboriamo, se non troviamo nelle istituzioni quell’appoggio, quel coordinamento che negli altri paesi è consueto. Se rimarremo ognuno geloso dei suoi clienti, non riusciremo mai neanche a scalfire la concorrenza”. I suoi giri nel mondo gli hanno acceso parecchie lampadine nella testa. “È evidente che ci invidiano, dappertutto all’estero, lo stile di vita italiano. E allora, nessuno si senta escluso: siamo tutti in dovere di esserne testimoni e promotori. Facciamo conoscere le cose in cui eccelliamo, divulghiamole. Ma valorizziamole, anche: se l’Italia ha ottanta dei 235 luoghi di interesse decretati dall’Unesco, è insopportabile che in dieci anni, dal ’70 all’80, la Francia ci abbia scavalcato sul podio degli itinerari turistici più ambiti. Parlo anche delle Marche: ha un’altissima densità di siti culturali, tra abbazie, biblioteche storiche, teatri, beni culturali. Ebbene, che si aspetta a fare della nostra regione un grande palcoscenico? Mai come adesso è indispensabile, per cavalcare la crisi!”. Un’idea non nuova, ma su cui ogni tanto occorre accendere i riflettori… e in materia, Vanni Elisei la sa lunga.

di Effetto Luce